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II Parte - Alice Guy

“Madame Blaché è un esempio sorprendente di donna moderna che si mette in affari e che lavora come un uomo. Riesce a realizzare ciò che tanti uomini tentano; ad avere successo in un settore nel quale centinaia di uomini hanno fallito.” *

Quando nel dicembre del 1895 Léon Gaumont venne invitato dai fratelli Lumière all'inaugurazione del cinematografo, con la prima proiezione de La sortie de l’usine, Alice Guy era presente. Quella visione fu come una scintilla che accese la sua genialità. L’interesse dei Lumière (e di tutti coloro che lavoravano alla nascita del cinema in quel periodo) era quello di dimostrare che la loro invenzione fosse capace di riprodurre il movimento, cosa che non era possibile con la fotografia. Per Alice Guy quell'invenzione non poteva fermarsi lì, si poteva fare di più, si poteva pensare di raccontare una storia. Folgorata dall'idea scrisse subito brevi scenette che avrebbe rappresentato con gli amici durante le pause dal lavoro. Così con qualche metro di pellicola, negli studi Gaumont, nel 1896 (?), Madame Guy diede vita a uno dei primi film di finzione della storia: La feè de choux. Girato su una pellicola da 60 millimetri, lunga circa 30 metri, con una camera prodotta da Gaumont in quello stesso anno, basata su un disegno di Georges Demenÿ e migliorata da Léopold René Decaux.

Da quel primo film iniziò a sperimentare e imparò il lavoro del regista. Questa donna straordinaria accettava ogni sfida, non c’era problema che non riuscisse a dominare.

Cronophone

Dal 1901 Gaumont le lasciò il compito di promuovere in giro per l’Europa e poi in America l’ultimo apparecchio brevettato dall’azienda: il cronophone, un dispositivo che permetteva di collegare la macchina da presa a un fonografo realizzando in questo modo i primi filmati sonorizzati. Questo strumento fu un altro grande passo in avanti nella costruzione della nuova grammatica delle immagini in movimento.

Proiettore collegato al cronophone

“Il primo film parlato, su disco, venne realizzato nel 1900. Non si trattava del sonoro come oggi lo conoscete; la voce dell’attore (cantante o dicitore) e la musica da ballo venivano registrate nei laboratori, poi gli artisti passavano allo studio, dove provavano le loro battute e canzoni fino a ottenere un sincronismo perfetto con la registrazione del cronophone. A quel punto si riprendeva la scena con la macchina da presa. I due apparecchi (fono e cine) erano collegati da un dispositivo elettrico che ne garantiva il

sincronismo.”

[Memorie di una pioniera del cinema. Alice Guy. M. Dall'Asta (a cura di). Cineteca di Bologna, 1 Giugno 2008. p. 95]

Alice era una perfetta ambasciatrice, capace di spiegare le caratteristiche e risolvere i problemi di questa nuova invenzione. Parlava lo spagnolo, anche se non lo praticava da moltissimi anni ma le reminiscenze della lingua imparata in Cile nella sua infanzia non la tradirono. Andò prima in Spagna e dopo in Germania, erano dei viaggi intensi in cui il lavoro occupava le giornate in maniera predominante.

Herbert Blaché

In Germania dovette appoggiarsi a un traduttore che la accompagnasse. Fu così che si trovò a lavorare insie