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I Parte - Alice Guy


“Che cosa desiderate signorina?” mi chiese, alzando gli occhi. Timidamente gli porsi la mia lettera di presentazione. La lesse, mi esaminò in silenzio e infine disse: “La raccomandazione è ottima, ma si tratta d’un posto di rilievo. Temo che siate troppo giovane, signorina.” Tutte le mie speranze crollavano. “Signore”, dissi supplichevole “mi passerà”. M’esaminò di nuovo, divertito. “Purtroppo è vero” concordò “vi passerà… E va bene! Proviamo”.

Questa fu la prima conversazione tra Alice Guy e Léon Gaumont. Lei una ragazza che in poco tempo sarebbe diventata la prima donna del cinema , lui un imprenditore nel campo degli apparecchi fotografici pronto a dare fiducia a nuovi progetti e nuove collaborazioni. Era il 1895 e il futuro era tutto da scoprire.

Alice Guy nasce in una famiglia francese emigrata in Cile. Non era una famiglia qualunque. Suo padre Emile Guy era un uomo istruito, fondatore delle prime librerie a Santiago e Valparaiso, famose in tutto il paese. E molte altre librerie gli dedicarono dopo la sua morte. Era una famiglia colta che trasmise ai figli la cultura lasciandoli vivere nella libertà dell’infanzia. Alice è l’unica “francese di Francia” tra i figli, l’unica che Emile e la moglie fecero nascere nella loro terra per orgoglio patriottico. Attraversarono l’Atlantico quando Alice era in procinto di nascere e nel ventre materno quella bambina fece il suo primo viaggio, il primo di una lunga serie che caratterizzarono la sua vita. Dopo la nascita, nel 1873, Alice venne affidata alla nonna con la quale passò i primi tre anni della sua infanzia, in un paese vicino Ginevra. Fu un periodo felice ma non c’erano lussi per lei e i suoi fratelli in quegli anni. Il ricordo della voce della nonna che cantava Beau ciel de Pau quand donc te reverrai-je risuonò nella testa di Alice per molti anni. Purtroppo questo periodo felice passò in fretta e la madre, che Alice aveva quasi dimenticato, venne a riprenderla per portarla in Cile. Fu una separazione dolorosa per la bambina. Si ritrovò su una nave per due lunghi mesi, era il suo primo vero viaggio, aveva tre anni e nessuna paura. Così, mentre la madre distrutta dalla cinetosi se ne stava in disparte, Alice era già diventata la mascotte della nave, nonostante la differenza di età e di lingua con gli altri passeggeri, se la intendeva benissimo con tutti. Inventava storie, visioni, costruiva con la fantasia personaggi per ogni paesaggio che attraversava. Era già una narratrice e un’intrattenitrice a quel tempo.

Emigrazione all'inizio del '900

La vita in America era diversa da quella trascorsa con la nonna nel paesino francese. Vivevano in una grande casa in cui i domestici pensavano al pranzo e alla cena, alle pulizie di casa e anche ai bambini. I servitori indios all’inizio spaventarono Alice, con la pelle e i capelli scuri, parlando in una lingua diversa dalla sua. Ma era una bambina sveglia ed empatica, subito faceva amicizia abbattendo qualsiasi differenza. Nel giro di poco tempo imparò lo spagnolo e si integrò benissimo. In Cile trascorse così tre anni, prima di tornare in Francia per frequentare le scuole cattoliche.

Già dall’infanzia si può intuire che non era una bambina come tutte le altre, di certo era una privilegiata del tempo. Non tutti avevano i camerieri in casa, non tutti potevano permettersi gli spostamenti della sua famiglia, non tutti avevano la possibilità di essere istruiti, anzi pochissimi godevano di questi lussi. La sua strada è stata battuta fin dai primi anni di vita quando lei era abituata a viaggiare e vedere il mondo, a parlare più di una lingua, a non considerare diversità di razza o di sesso.

Trascorse in un convento al confine tra la Francia e la Svizzera i suoi anni preadolescenziali. Le suore insegnavano la disciplina, temprando bambine che sarebbero diventate donne forti e rispettose delle regole della società del tempo. Alice ne uscì una ragazza piena di carattere, pronta per affrontare la vita. Purtroppo la sua famiglia in quegli anni visse un periodo infelice: morì il fratello e dopo poco tempo anche il padre. La madre e le sorelle tornarono in Francia. Queste ultime si sposarono mentre Alice, ancora giovanissima, restò con la madre rimasta vedova e incapace di gestire gli aspetti concreti della vita. In Francia avevano ancora dei contatti, così tramite amicizie e conoscenze Alice riuscì pian piano a inserirsi nel mondo del lavoro.

Léon Gaumont

Un corso di stenodattilografia fu la chiave di volta dell’inizio della sua carriera. Grazie a questo e a una cordiale raccomandazione fu assunta come segretaria, nel 1895, al Comptoir général de Photographie, un’azienda specializzata nella vendita di apparecchi fotografici in cui lavorava anche Léon Gaumont.

Volantino pubblicitario "L. Gaumont & Compagnie"

​​Dopo pochi mesi questa società fu sciolta e Gaumont colse l’occasione per ​​rilevare tutto il materiale e aprire la sua impresa, la “L. Gaumont et Compagnie", in cui venivano pensati e progettati dispositivi cronofotografici fino alla realizzazione delle prime macchine da presa.

Alice rimase a fianco dei Gaumont per molti anni, accrescendo sempre di più le sue responsabilità e il suo ruolo, fino a diventare, già nel 1897, la direttrice di produzione dell’azienda, svolgendo questo ruolo fino al 1907. Non era una semplice segretaria, divenne presto una sperimentatrice.