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Rincorrendo il giovane Hitchcock

Un racconto sulla giovinezza di colui che è diventato il "Maestro della suspense", un grande protagonista che continua ancora oggi ad essere una delle figure più influenti della storia del cinema.

Il ronzio di una mosca rompe il silenzio e l’atmosfera si rilassa, Alfred deposita un paio di zucchine all'interno di un cesto sgualcito e rabbrividisce. L’umidità della mattina si fa sentire e il vociare dei primi passanti attira l’attenzione del padre, diretto all'entrata della bottega. Il bambino rilassa le spalle, guarda la madre che gli sorride, gli passa un cesto colmo di spezie e tè Darjeeling proveniente dall'India. Lui sfiora la confezione metallica, ne accarezza la

Darjeeling Tea

superficie come se avesse fra le mani un cofanetto di gioielli, la studia. Sopra uno sfondo dorato è disegnata l’immagine di quello che sembra un imperatore indiano: seduto su un trono elegantemente decorato da gambe che assomigliano a foglie giganti e ricciolute.

Oltre il marciapiede un gruppo di bambini si rincorre sollevando in aria enormi spazzole coperte di fuliggine. Schiamazzano, si prendono gioco di un vecchio ubriaco accasciato accanto a una bottiglia di Gin. Quando ridono i loro volti sembrano illuminarsi per il contrasto fra le guance nere di fuliggine e i denti. Assieme ad Alfred, due passanti osservano la scena, la donna sbuffa di disapprovazione, ricorda al marito il caso del piccolo George Brewster, morto per soffocamento all'interno di un camino nel 1875. Da allora, il parlamento avrebbe dovuto prendere seri provvedimenti contro il lavoro di bambini-spazzacamino, ma non l’ha fatto.

Alfred espone, sopra al bancone, i cofanetti di tè in senso verticale; affiancati da spezie dorate che pizzicano il naso. Cerca il padre dall'altro lato della

Poster pubblicitario dei tours organizzati dall'agenzia Cook. Esposizione di Chicago del 1893. Fonte: Ephemera Studies

bottega e lo vede intento a scrivere cifre, calcolare l’importo netto dell’ultima settimana di lavoro; malgrado il freddo ha la fronte sudata, il petto stretto in una giacca sgualcita ma distinta. A lavoro ultimato sorride, chiama il figlio e Alfred risponde, raggiunge l’uomo che gli allunga un foglio ripiegato e una busta da lettere gonfia di spiccioli e qualche banconota. Alfred prende la busta ed esce dalla bottega in direzione di un macellaio poco distante. 1906. Alfred, sette anni, corre via, scavalca le fogne a cielo aperto che si stagliano davanti alla bottega dei genitori e, prima di raggiungere il macellaio, si ferma davanti alla vetrina dell’agenzia Cook, quella all'angolo, soglia di mondi straordinari. Chi vi lavora non fa più caso al bambino paffuto incollato alle vetrine, sorride ma finge di non vedere quando una manciata di carte svolazzano oltre la porta d’entrata e poi rubate da mani ancora sporche di terra.

Manifesto pubblicitario dell'agenzia Cook

In fondo non c’è nulla di male a trafugare qualche depliant, un paio di carte, mappe geografiche.

Nei primi anni del 1800, infatti, la rivoluzione industriale contribuisce a cambiare la Gran Bretagna che si espande in tutto il mondo includendo l’India, gran parte dell’Africa e molti altri territori. In questo secolo la popolazione aumenta velocemente; cresce l’urbanizzazione e con essa le tensioni economiche e sociali.

Insomma, l’Inghilterra di allora è un impero, raggiunge ogni angolo del mondo e quelle carte, trafugate dal giovane Alfred, ne documentano il potere; decorano scuole e pub pullulanti d’operai gonfi di birra.

Mappa dell'Impero britannico nel 1905

Alfred passeggia saltando su e giù dal marciapiede; riconosce, in fondo alla via, una ragazza di 15 o 16 anni: ha un trucco pesante sugli occhi, labbra rosso corallo e spalle addossate al muro retrostante. Lo guarda, sorride ma lui