Tutte le macchine del precinema

January 29, 2019

Subito dopo la Rivoluzione Industriale, insieme a tantissime altre invenzioni, si cominciò a sperimentare anche su oggetti che caratterizzano l'era del precinema. Sembrano apparecchiature complesse, altre fin troppo semplici, alcune al limite dello steam punk, altre sembrano essere ninnoli per bambini. Prima dei fratelli Lumière e del cinematografo, prima di arrivare a una concezione di cinema così come lo viviamo ancora oggi, il cinema era questo.
 

 

Lanterna Magica

 

Era uno strumento che potrebbe essere paragonato ai moderni proiettori di ​​diapositive. L'invenzione è stata attribuita ad Athanasius Kircher, che ne descrisse il funzionamento in Ars Magna Lucis et Umbrae; al matematico astronomo e fisico olandese Christiaan Huygens, che ne lasciò un riferimento in un proprio manoscritto del 1659, e anche all'ottico Don Matteo Campani, che l’avrebbe costruita nel 1678. Il meccanismo di funzionamento era molto semplice: bastava inserire i disegni nella macchina affinché questa li proiettasse su una parete o su uno schermo appositamente predisposto ed inizialmente la Lanterna Magica fu utilizzata sia per scopi educativi, come raccontare la Bibbia col supporto di immagini colorate a tutto schermo, sia di intrattenimento.

 

 

 

 


Mondo Nuovo

 

Il Mondo nuovo era un apparecchio molto simile per funzionamento a quello della Lanterna Magica, tuttavia le immagini, invece che essere proiettate da

una scatola verso l'esterno, erano visibili guardando dentro la scatola stessa. Era uno strumento molto diffuso nelle feste di paese, dove gli ambulanti facevano guardare a pagamento le immagini nella scatola, spesso mosse tramite fili, come si fa per le marionette. Il Mondo Nuovo poteva essere utilizzato anche alla luce del sole e all'aperto, ed ebbe un ruolo di grande importanza nella diffusione di eventi storici, legati soprattutto alla Rivoluzione francese, negli strati più bassi della popolazione.

 

 

Taumatropio

 

Fu inventato nel 1824 ed era composto da un dischetto di cartoncino, fissato a due fili e disegnato da entrambe le parti con soggetti destinati a integrarsi a vicenda. Facendo girare velocemente il disco (1/25 di secondo), le immagini si sovrapponevano creando l'illusione di movimento. Esempi tipici del taumatropio sono l'uccellino e la gabbia, oppure il vaso e i fiori.

 

 

Fenachistoscopio

 

Fu inventato nel 1833 dal fisico belga Joseph-Antoine Plateau. Consisteva in una ruota, fissata nel centro di un manico, in grado di ruotare su se stessa. ​​Sulla ruota, a intervalli regolari, venivano realizzate delle fessure attraverso cui ​​​​poter guardare e, sul lato interno, venivano disegnate delle immagini, anche ​​queste a intervalli regolari. Il tutto era completato da uno specchio su cui ​​proiettare le immagini. Il movimento veloce della ruota e gli spazi vuoti creavano, anche in questo caso, l'illusione del movimento. La grande novità del fenachistoscopio sta nel fatto che l'illusione sfrutta il fenomeno della persistenza della visione (persistenza retinica) che, ancora oggi, sta alla base della visione filmica. Il fenachistoscopio è il più diretto antenato della pellicola cinematografica.

 

 

Stereoscopio

 

Era uno dei dispositivi ottici più diffusi nei salotti ottocenteschi ed era anche conosciuto come “visore stereoscopico o stereovisore”. È uno strumento ottico a forma di "mascherina" o "binocolino", dotato di lenti o di specchi, per la visione di immagini stereoscopiche.

Sviluppato per la prima volta nel 1832 da Sir Charles Wheatstone, utilizzando coppie di disegni similari e successivamente la nascente fotografia, lo stereoscopio a specchi si è poi evoluto nel più semplice, leggero e pratico stereoscopio a lenti di Sir David Brewster, successivamente perfezionato nel tempo da altri scienziati, ottici e inventori.

 

 

Cineografo

 

Oggi è conosciuto anche col termine inglese Flip book, ed era stato commercializzato già nel 1868. Era una sorta di libro tascabile, i cui fogli si facevano scorrere velocemente tra le dita. La sovrapposizione delle immagini dava l'illusione del movimento. Si trattava di brevissime storie con una vera, anche se breve, sceneggiatura e questo era il passo avanti in direzione del cinema.

 

 

Zootropio
 

​​Lo zootropio fu inventato da William George Horner nel 1834, e il suo utilizzo consisteva nel disegnare, su un foglio di carta, una serie di immagini, allo stesso modo di oggi per i cartoni animati. La striscia ottenuta veniva posta all'interno di un tamburo il cui movimento rotatorio dava l'illusione del movimento. Anche in questo caso venivano effettuate delle fessure a intervalli regolari per sfruttare il fenomeno della persistenza retinica. ​​Due erano i vantaggi di questa scoperta: innanzitutto il fatto che non fosse necessario avvicinarsi troppo allo strumento per vedere, perciò si poteva assistere ad una ​​​​sorta di visione collettiva, per quanto limitata. ​Un secondo vantaggio era ​​legato al fatto di poter proiettare, attraverso un sistema di specchi e un'opportuna illuminazione, le immagini su uno schermo. Lo svantaggio più grande, invece, era rappresentato dal fatto che le strisce fossero brevi e quindi non si potevano raccontare delle vicende lunghe.

 

 

Stereofantascopio

 

Charles Wheatstone, assieme a Joseph Antoine Pleateau, suggerì ​​la possibilità di sviluppare una tecnica che permettesse di riprodurre immagini stereoscopiche in movimento fin dall'invenzione dello stesso stereoscopio. Tuttavia, questa idea non troverà alcuna applicazione commerciale, se non nel 1852, quando verrà brevettata, appunto col nome di fantastereoscopio o bioscopio, da Luis-Jules Duboscq, già responsabile dello sfruttamento commerciale dello stereoscopio di David Brewster. L'invenzione di Duboscq unisce due zootropio, contenenti una coppia di strisce stereoscopiche, al visore stereoscopico, in modo da ottenere così delle immagini tridimensionali in movimento. Molti altri, successivamente, si dedicheranno ad ampliare questa tecnica, con scarsi risultati, attribuendo i nomi più svariati alle proprie invenzioni.

 

 

Prassinoscopio e Teatro Ottico

 

Nel 1876 Émile Reynaud apportò una modifica allo zootropio. Inserì al centro del marchingegno un prisma di specchi su cui si riflettevano le immagini. Come per lo zootropio, le immagini erano intervallate a spazi vuoti che l'occhio umano non coglie, migliorando molto la qualità delle immagini. Inoltre, aveva capito che se avesse proiettato le immagini del prisma su uno specchio, e poi su uno schermo, avrebbe potuto avere dimensioni uguali a quelle reali. Inventò poi il Teatro Ottico, ovvero il precursore diretto del cartone animato. Le immagini fotografiche, stampate su vetrini, erano legate in una striscia con sottili pezzi di carta, con una primitiva perforazione per favorire lo scorrimento, la prima conosciuta della storia. Le proiezioni avvennero al Musée Grevin di Parigi fin dal 1892, per la durata di circa un minuto, con i personaggi che si muovevano a scatti. Di questi cortometraggi ce ne è pervenuto integro solo uno, l'Autour d'une cabine.

 

 

Kaiserpanorama

 

Il Kaiserpanorama è la versione pubblica dello stereoscopio, destinata alla fruizione collettiva: attorno a questo dispositivo potevano sedere anche oltre venti persone. Il Kaiserpanorama era, infatti, una sorta di “peepshow collettivo” dove più persone potevano godere di una visione comune delle stesse immagini. All'interno, le immagini venivano ruotate grazie ad un apposito meccanismo, così che tutti potessero, a turno, visualizzare i medesimi soggetti rappresentati in forma stereoscopica.

 

 

Stereocinema

 

Nel 1907, Charles-Émile Reynaud, riprendendo l'iniziale progetto del prassinoscopio, elabora lo stereo-cinema, che tuttavia non riscuoterà il

medesimo successo delle sue precedenti invenzioni. ​​Similmente a quanto avvenuto già per lo stereofantascopio di Wheatstone, lo stereo-cinema ​​di ​​Reynaud unisce una coppia di prassinoscopio, montati verticalmente, ​​ad uno stereoscopio. All'interno dei due prassinoscopio vengono collocate delle sequenze di fotografie stereoscopiche parallele e il movimento dello strumento, unito allo stereoscopio, permette di visualizzare una sequenza ciclica di immagini in rilievo. Attualmente, esiste un solo esemplare di questo apparecchio, esposto al Museo delle Arti e Mestieri di Parigi.

 

 

Cronofotografo

 

Permetteva di registrare, in un'unica immagine e in un'unica lastra fotografica, varie posizioni di un soggetto in movimento, in corrispondenza di diversi momenti temporali.

Étienne-Jules Marey, medico fisiologo francese, inventò il cronofotografo per portare avanti i suoi studi sul movimento degli uccelli, dei cavalli e soprattutto dell'uomo. Il suo cronofotografo registrava le diverse posizioni che avrebbero composto l'immagine finale grazie alla regolare e continua apertura/chiusura dell'otturatore dell'obiettivo. L'ingegno di Marey si concentrò soprattutto sulla preparazione del soggetto in movimento. Per registrare il movimento di un uomo in cammino utilizzò una tuta completamente nera, su sfondo scuro, con delle righe bianche lungo tutte le parti laterali del corpo.

 

 

Kinetografo

 

Nel 1891 Thomas Alva Edison brevettò il kinetoscopio, una sorta di grande cassa sulla cui sommità si trovava un oculare. Lo spettatore vi poggiava l'occhio sopra, girava la manovella e poteva guardare il film montato nella macchina su rocchetti. Si aveva, quindi, una visione monoculare, come per il Mondo Nuovo. L'invenzione di Edison veniva portata spesso nelle fiere e la si poteva utilizzare dietro pagamento di un biglietto. Per attirare nuovi curiosi, Edison non riproponeva le stesse pellicole ma ne girava di nuove. Ancora oggi qualcuno discute su chi sia stato veramente l'inventore del cinema, e se per la maggior parte degli storici è indiscutibile la paternità dei fratelli Lumière, c'è chi, invece, ne attribuisce l'invenzione a Thomas Alva Edison.

 

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