II Parte - Alice Guy

April 18, 2019

“Madame Blaché è un esempio sorprendente di donna moderna che si mette in affari e che lavora come un uomo. Riesce a realizzare ciò che tanti uomini tentano; ad avere successo in un settore nel quale centinaia di uomini hanno fallito.” *

Quando nel dicembre del 1895 Léon Gaumont venne invitato dai fratelli Lumière all'inaugurazione del cinematografo, con la prima proiezione de La sortie de l’usine, Alice Guy era presente. Quella visione fu come una scintilla che accese la sua genialità. L’interesse dei Lumière (e di tutti coloro che lavoravano alla nascita del cinema in quel periodo) era quello di dimostrare che la loro invenzione fosse capace di riprodurre il movimento, cosa che non era possibile con la fotografia. Per Alice Guy quell'invenzione non poteva fermarsi lì, si poteva fare di più, si poteva pensare di raccontare una storia.
Folgorata dall'idea scrisse subito brevi scenette che avrebbe rappresentato con gli amici durante le pause dal lavoro. Così con qualche metro di pellicola, negli studi Gaumont, nel 1896 (?), Madame Guy diede vita a uno dei primi film di finzione della storia: La feè de choux. Girato su una pellicola da 60 millimetri, lunga circa 30 metri, con una camera prodotta da Gaumont in quello stesso anno, basata su un disegno di Georges Demenÿ e migliorata da Léopold René Decaux.

Da quel primo film iniziò a sperimentare e imparò il lavoro del regista. Questa donna straordinaria accettava ogni sfida, non c’era problema che non riuscisse a dominare.

Dal 1901 Gaumont le lasciò il compito di promuovere in giro per l’Europa e poi in America l’ultimo apparecchio brevettato dall’azienda: il cronophone, un dispositivo che permetteva di collegare la macchina da presa a un fonografo realizzando in questo modo i primi filmati sonorizzati. Questo strumento fu un altro grande passo in avanti nella costruzione della nuova grammatica delle immagini in movimento. 

 

“Il primo film parlato, su disco, venne realizzato nel 1900. Non si trattava del sonoro come oggi lo conoscete; la voce dell’attore (cantante o dicitore) e la musica da ballo venivano registrate nei laboratori, poi gli artisti passavano allo studio, dove provavano le loro battute e canzoni fino a ottenere un sincronismo perfetto con la registrazione del cronophone. A quel punto si riprendeva la scena con la macchina da presa. I due apparecchi (fono e cine) erano collegati da un dispositivo elettrico che ne garantiva il

sincronismo.” 

[Memorie di una pioniera del cinema. Alice Guy. M. Dall'Asta (a cura di). Cineteca di Bologna, 1 Giugno 2008. p. 95]

Alice era una perfetta ambasciatrice, capace di spiegare le caratteristiche e risolvere i problemi di questa nuova invenzione. Parlava lo spagnolo, anche se non lo praticava da moltissimi anni ma le reminiscenze della lingua imparata in Cile nella sua infanzia non la tradirono. Andò prima in Spagna e dopo in Germania, erano dei viaggi intensi in cui il lavoro occupava le giornate in maniera predominante.

 

In Germania dovette appoggiarsi a un traduttore che la accompagnasse. Fu così che si trovò a lavorare insieme all’inglese Herbert Blaché, anche lui impiegato della Gaumont, di cui presto si innamorò. Vissero una sorta di “viaggio di nozze anticipato”, portando in giro per le città tedesche le invenzioni Gaumont. Scoprirono i luoghi in cui avevano vissuto grandi personaggi di ogni tempo come Bach e Dürer, visitarono castelli, paesaggi e piazze che divennero poi simboli di episodi storici emblematici.
​​​ ​Al ritorno in Francia due notizie avrebbero cambiato il corso della vita di questa donna: Herbert Blaché la chiese in moglie e Léon Gaumont cedette i diritti di sfruttamento del cronophone a degli americani di Cleveland. 
Gaumont decise che monsieur Blaché sarebbe partito per l’America per impostare questa nuova attività. Alice dopo tre giorni di matrimonio, agli inizi del 1908, seguì il marito con un forte rammarico. Lasciava la sua famiglia, il suo paese e soprattutto era afflitta dal pensiero che la sua carriera e il suo lavoro sarebbero svaniti per sempre.

 

Il viaggio verso il nuovo mondo questa volta non fu spensierato come quello che aveva compiuto da bambina con la madre. Fu catapultata in una New York di cui non conosceva nulla. La frenesia di quella città la spaventava e ignorandone la lingua si sentiva sempre di più tagliata fuori, incapace di ricominciare tutto da capo. Rimasero pochi giorni a New York e poi ripartirono verso Cleveland per portare avanti il compito che era stato affidato loro da Gaumont. ​​

 

​​I primi mesi era difficile gestire gli imprenditori americani per la diffusione del cronophone ma né lei, né il marito si arresero. Fu lì che Alice potè riavviare il suo lavoro. Gaumont aveva aperto da poco un distaccamento americano dell’ azienda a Flushing per lo sviluppo e la stampa dei suoi film negli Stati Uniti. E fu al marito che affidò la gestione di quella fabbrica. Alice, così come aveva cominciato in Francia, usò quegli studi per le sue sperimentazioni. ​Con l’aiuto di un assistente che sopperiva alle sue incertezze linguistiche, incominciò a girare i suoi film americani, ricalcò le sue orme francesi in America, sviluppando sempre di più la sua passione. 
Trascorse in America circa quindici anni, inserendosi bene nel mondo nascente del cinema. Fondò la sua casa di produzione, la Solax Company, con la quale dirigeva i suoi film e produceva quelli di altri. Tutto era sotto la sua supervisione, dalla scelta dei registi, alle sceneggiature, agli attori che avrebbero interpretato i vari ruoli.

 

 

“Madame Blaché si decise a fondare la Solax perché odia lo spreco. Aveva tempo. Aveva le capacità. Le piaceva lavorare nel cinema. E voleva far uso di queste doti.” 

[Charming Little Woman Runs Movie Business by Herself, and Makes Big success, “The De Moines News”, Gertrud Price, 8 Febbraio 1913. P. 2]

 

Nonostante la buona partenza con cui questa donna riuscì a inserirsi in un nuovo paese e a ricominciare, le cose non andarono bene fino alla fine. Purtroppo la Solax non resse a lungo i colpi inferti dalle majors cinematografiche che iniziarono a fare dura concorrenza alle produzioni indipendenti.

Dopo pochi anni dalla nascita, Alice dovette chiudere la sua casa di produzione nel 1913. Cercò di resistere, voleva assolutamente portare avanti il suo lavoro. Si affiancò ad altri produttori cercando di rimanere aggrappata con i denti a quella sua passione che le aveva stravolto la vita. Ma questo non bastò.
Si vide portar via Herbert da un’attrice. Non è chiaro con chi Mr Blaché fugga verso Hollywood in quel periodo. Catherine Calvert era una delle attrici più sfacciate che anche di fronte ad Alice non mostrava alcun pudore nel fare avances al marito. Non ci sono però tracce confermate su un loro possibile intrigo amoroso. Per certo si sa che si risposò con Nora Hallgran con cui trascorse il resto della sua vita.
Alice rimase sola con  due figli e le speranze di poter continuare a vivere del suo lavoro si affievolirono. Continuò a scrivere e girare altri film ma nel 1922 decise di tornare in Francia con in cuore il desiderio di poter riprendere in mano quello che più di un decennio prima aveva lasciato in quel paese.

 

“Spreco è sempre stato per me una parola odiosa. Credo che sia uno dei crimini peggiori in qualsiasi sua forma: lo aborro nella mia vita e in quella degli altri e penso sia stata questa la prima molla che mi ha spinta all’azione. Avevo esperienza nel mondo del cinema, lo conoscevo a fondo e mi sembrava un peccato non mettere a frutto le mie conoscenze in una situazione così favorevole. […] Probabilmente non sarei mai stata in grado di raggiungere gli stessi obiettivi in un altro paese, in particolare in Francia.” 

[Alice Blaché, a Dominant Figure in Pictures, Harvey Gates, "The New York Dramatic Mirror", n. 1768, 6/11/1912, p. 28]

 

​​​​Quest’ultima frase può lasciare un po’ perplessi ma forse spiega perché di ritorno nel suo paese non riuscì più a inserirsi in quel mondo. In America allora non si dava molta importanza al sesso delle persone, andavano avanti i più forti indipendentemente se fossero uomini o donne. ​​In Francia non era così. Alice Guy-Blaché si ritrova in una Francia retrograda e ancora troppo maschilista che non le permise di continuare la sua professione. Professione che nel frattempo era diventata anche lì un’industria specializzata, era finito il precinema. Molto del suo lavoro è andato perduto, altro è stato  attribuito a uomini che svolsero solo il ruolo di assistente o segretario, sottoposti a lei. Molte notizie sono state falsate, le date confuse o il suo nome non veniva inserito, seppellendo così pian piano questa figura. Malgrado la sua attitudine contro lo spreco dovette perciò cedere e rinunciare alla sua più grande passione.

 

“Non c’è nulla che abbia a che fare con il cinema che una donna non possa fare altrettanto bene di un uomo e non vi è alcun motivo per pensare che le donne non possano padroneggiare completamente tutti gli aspetti tecnici di quest’arte.” 

[Woman’s Place in Photoplay Production, Alice Blaché, “The Moving Picture World”, n.2, 11 Luglio 1914, p.195]

 

In questa affermazione Madame Blaché rivendica una sorta di parità tra i sessi mostrando una sua sensibilità femminista. Anche nelle sue commedie il concetto spesso limitante di genere viene sovvertito e messo in discussione. I personaggi femminili dei suoi film si comportano al pari degli uomini, fanno scelte, superano gli ostacoli della società patriarcale.

È stata un po’ la madre del cinema, colei che per prima ha incarnato la figura del regista, che per prima ha sonorizzato i film e colorato le pellicole, che per prima scriveva soggetti e sceneggiature per i suoi film, colei che per prima ha utilizzato effetti speciali e un cast interrazziale nelle sue pellicole, colei che per prima ha svolto il ruolo di produttrice cinematografica.

Alice Guy-Blaché scrisse le sue memorie molti anni dopo il suo ritorno in Francia e solo nel 1955, grazie a René Jeanne, Luis Gaumont, Henri Langlois e alla Cinémathèque Française, fu insignita con la Legion d’onore per il suo ruolo di pioniera del cinema. 

Nel 2012 vince il premio alla carriera della Guild of America.
All’ultimo Festival di Cannes è stato presentato un documentario che racconta la sua vita e la sua professione: Be natural. The untold story of Alice Guy-Blaché di Pamela B. Green, non ancora distribuito in Italia.

 

"È stato un successo, oppure un fallimento? Non so. Ho vissuto ventotto anni di una vita intensa e interessante. Se i miei ricordi mi danno a volte un po’ di malinconia, ripenso alle parole di Roosevelt: Fallire è duro, peggio non aver mai tentato."

[Memorie di una pioniera del cinema. Alice Guy. M. Dall'Asta (a cura di). Cineteca di Bologna, 1 giugno 2008. p. 153]

 

 

 

Note

* H.Z. Levine, Madame Alice Blaché, “Photoplay”, n.2, Marzo 1912, pp. 37-38

 

Bibliografia

- Memorie di una pioniera del cinema. Alice Guy. M. Dall'Asta (a cura di). Cineteca di Bologna, 1 giugno 2008

- Alice Guy Blaché. Lost Visionary of the Cinema, Alison McMahan. Bloomsbury, Broadway, New York, 2002

- Silent Movies. The birth of film and the triumph of movie culture. From the Archives of Library of Congress. Peter Kobel. Little, Brown and Company, Hachette Book Group. New York, Novembre 2007

- Encyclopedia of Early Cinema, Richard Abel (a cura di). Routledge. Taylor & Francis Group, USA, 2005

- French Film Theory and Criticism. A History / Anthology. 1907 - 1939. Volume 1: 1907-1929. Richard Abel. Princeton University Press, New Jersey. 1988

 

The Women’s Film History Projectand Women and the Silent Screen. Kay Armatage. "Screen", Volume 49, Issue 4, 1 Dicembre 2008, pp. 462–467

Alice Guy: a life in motion, Michelle Millar. "French Cultural Studies", vol. 7, 21: pp. 229-245. , First Published Oct 1, 1996

Alice Guy Blaché and Gene Gauntier: Bringing New Perspectives to Film. Carol A. Hebron. in "The Bible in Motion: A Handbook of the Bible and Its Reception in Film" a cura di Rhonda Burnette-Bletsch. Ed. De Gruyter. Settembre 2016

- Imagining Sound in the Solax Films of Alice Guy Blaché: "Canned Harmony" (1912) and"Burstop Holmes' Murder Case" (1913)