I Parte - Alice Guy

April 12, 2019

 

“Che cosa desiderate signorina?” mi chiese, alzando gli occhi.
Timidamente gli porsi la mia lettera di presentazione. La lesse, mi esaminò in silenzio e infine disse: “La raccomandazione è ottima, ma si tratta d’un posto di rilievo. Temo che siate troppo giovane, signorina.”
Tutte le mie speranze crollavano.
“Signore”, dissi supplichevole “mi passerà”.
M’esaminò di nuovo, divertito.
“Purtroppo è vero” concordò “vi passerà… E va bene! Proviamo”.


Questa fu la prima conversazione tra Alice Guy e Léon Gaumont. Lei una ragazza che in poco tempo sarebbe diventata la prima donna del cinema , lui un imprenditore nel campo degli apparecchi fotografici pronto a dare fiducia a nuovi progetti e nuove collaborazioni. Era il 1895 e il futuro era tutto da scoprire.

 

 

Alice Guy nasce in una famiglia francese emigrata in Cile. Non era una famiglia qualunque. Suo padre Emile Guy era un uomo istruito, fondatore delle prime librerie a Santiago e Valparaiso, famose in tutto il paese. E molte altre librerie gli dedicarono dopo la sua morte. Era una famiglia colta che trasmise ai figli la cultura lasciandoli vivere nella libertà dell’infanzia. Alice è l’unica “francese di Francia” tra i figli, l’unica che Emile e la moglie fecero nascere nella loro terra per orgoglio patriottico. Attraversarono l’Atlantico quando Alice era in procinto di nascere e nel ventre materno quella bambina fece il suo primo viaggio, il primo di una lunga serie che caratterizzarono la sua vita. Dopo la nascita, nel 1873, Alice venne affidata alla nonna con la quale passò i primi tre anni della sua infanzia, in un paese vicino Ginevra. Fu un periodo felice ma non c’erano lussi per lei e i suoi fratelli in quegli anni. Il ricordo della voce della nonna che cantava Beau ciel de Pau quand donc te reverrai-je risuonò nella testa di Alice per molti anni.
Purtroppo questo periodo felice passò in fretta e la madre, che Alice aveva quasi dimenticato, venne a riprenderla per portarla in Cile. Fu una separazione dolorosa per la bambina. Si ritrovò su una nave per due lunghi mesi, era il suo primo vero viaggio, aveva tre anni e nessuna paura. Così, mentre la madre distrutta dalla cinetosi se ne stava in disparte, Alice era già diventata la mascotte della nave, nonostante la differenza di età e di lingua con gli altri passeggeri, se la intendeva benissimo con tutti. Inventava storie, visioni, costruiva con la fantasia personaggi per ogni paesaggio che attraversava. Era già una narratrice e un’intrattenitrice a quel tempo.

La vita in America era diversa da quella trascorsa con la nonna nel paesino francese. Vivevano in una grande casa in cui i domestici pensavano al pranzo e alla cena, alle pulizie di casa e anche ai bambini. I servitori indios all’inizio spaventarono Alice, con la pelle e i capelli scuri, parlando in una lingua diversa dalla sua. Ma era una bambina sveglia ed empatica, subito faceva amicizia abbattendo qualsiasi differenza. Nel giro di poco tempo imparò lo spagnolo e si integrò benissimo. In Cile trascorse così tre anni, prima di tornare in Francia per frequentare le scuole cattoliche.

 

Già dall’infanzia si può intuire che non era una bambina come tutte le altre, di certo era una privilegiata del tempo. Non tutti avevano i camerieri in casa, non tutti potevano permettersi gli spostamenti della sua famiglia, non tutti avevano la possibilità di essere istruiti, anzi pochissimi godevano di questi lussi. La sua strada è stata battuta fin dai primi anni di vita quando lei era abituata a viaggiare e vedere il mondo, a parlare più di una lingua, a non considerare diversità di razza o di sesso.  

 

Trascorse in un convento al confine tra la Francia e la Svizzera i suoi anni preadolescenziali. Le suore insegnavano la disciplina, temprando bambine che sarebbero diventate donne forti e rispettose delle regole della società del tempo. Alice ne uscì una ragazza piena di carattere, pronta per affrontare la vita. Purtroppo la sua famiglia in quegli anni visse un periodo infelice: morì il fratello e dopo poco tempo anche il padre. La madre e le sorelle tornarono in Francia. Queste ultime si sposarono mentre Alice, ancora giovanissima, restò con la madre rimasta vedova e incapace di gestire gli aspetti concreti della vita. In Francia avevano ancora dei contatti, così tramite amicizie e conoscenze Alice riuscì pian piano a inserirsi nel mondo del lavoro.  

 

Un corso di stenodattilografia fu la chiave di volta dell’inizio della sua carriera. Grazie a questo e a una cordiale raccomandazione fu assunta come segretaria, nel 1895, al Comptoir général de Photographie, un’azienda specializzata nella vendita di apparecchi fotografici in cui lavorava anche Léon Gaumont.

​​Dopo pochi mesi questa società fu sciolta e Gaumont colse l’occasione per ​​rilevare tutto il materiale e aprire la sua impresa, la “L. Gaumont et Compagnie", in cui venivano pensati e progettati dispositivi cronofotografici fino alla realizzazione delle prime macchine da presa. 

Alice rimase a fianco dei Gaumont per molti anni, accrescendo sempre di più le sue responsabilità e il suo ruolo, fino a diventare, già nel 1897, la direttrice di produzione dell’azienda, svolgendo questo ruolo fino al 1907. Non era una semplice segretaria, divenne presto una sperimentatrice.

 

Era il periodo della Belle Époque. Le invenzioni e i progressi tecnologici erano praticamente all’ordine del giorno e tutto questo fermento era visibile ovunque, in ogni campo. Lo standard di vita medio in quel periodo era più alto rispetto agli anni precedenti. Le scoperte e le nuove creazioni diedero un contributo rilevante alle persone, contribuendo a un miglioramento sostanziale della loro vita. Non solo il cinema ma anche l’illuminazione elettrica delle strade, l’automobile, la radio, la pastorizzazione, era l’inizio del secolo del progresso, il ‘900.

La fotografia era all’apice della sperimentazione e il cinema era solo Precinema: era tutto in evoluzione (cfr. post "Tutte le macchine del precinema") . Nessuno immaginava a quel tempo la portata degli sviluppi di quella invenzione, molti pensavano che sarebbe rimasto solo un diversivo, una moda del momento. Non si capiva bene ancora che strada avrebbe preso la nuova invenzione, era più una curiosità, molto lontana dall’industria e dallo star system dei decenni successivi. Forse per questo ad Alice Guy, a una donna, fu permesso di occuparsi in maniera totale di questa nuova scoperta.  

​​L’aristocrazia, gli scienziati, gli studiosi, gli artisti, tutti si occupavano in maniera più o meno professionale di fotografia cercando di trarne vantaggi per il proprio lavoro. Alice sconosceva questo mondo ma imparò velocemente, anche grazie ai ruoli sempre più tecnici che le venivano affidati e alle conoscenze che fece all’interno dell’azienda.
Primo fra tutte le persone illustri con cui Alice entrò in contatto fu l’ingegnere dell’omonima torre parigina Gustave Eiffel. I documenti storici mostrano che Eiffel aveva acquistato il Comptoir Général de la Photographie, diversi mesi prima che Gaumont diventasse manager e la ribattezzasse "L. Gaumont et Cie".

Eiffel ha partecipato con entusiasmo all’attività dell’azienda nei primi undici anni dopo la sua fondazione. Era sempre in contatto con Gaumont, numerose erano le lettere che si scambiavano nelle quali l’uno informava l’altro dei progressi tecnologici. Si interessava di fotografia e credeva in quell’azienda, la sosteneva economicamente ed era alla costante ricerca di nuove figure che potessero a loro volta monetizzarla. Spesso si trovò a lavorare a stretto contatto con Alice e, nonostante la grande differenza di età tra i due (più di quarant’anni), sembra ci sia stato anche un flirt tenuto nascosto per molto tempo. 

 


Le riprese del movimento interessavano particolarmente i pionieri dell’aviazione. Étienne-Jules Marey in quegli anni studiava con il cronofotografo il volo degli uccelli e aveva collaborato con gli avanguardisti di questo campo. Grazie alle sue cronofotografie è stato possibile approfondire movimenti e dinamiche dei volatili per applicarli ai primi esperimenti dell’aeronautica. ​​

​​Alice si trovò a lavorare con Alberto Santos-Dumont, pioniere brasiliano dell’aviazione. La Gaumont filmò il suo primo volo nello stesso periodo in cui i fratelli Wright effettuavano il loro in America.

​​Il dottor François-Franck, medico fisiologo, oltre che assistente di Marey nel laboratorio di fisiopatologia del Collège de France, fu tra i primi a utilizzare la microcinematografia per studiare i movimenti del corpo. Le apparecchiature Gaumont erano molto sofisticate in quel periodo, così Alice collaborò anche con questo grande studioso: lo aiutò per le riprese di operazioni chirurgiche su animali, non solo registrando tutto sulla pellicola, ma facendogli anche da assistente sul tavolo operatorio. 

Alice Guy conobbe anche uno dei fratelli Renault, ancora prima che fosse creata la sua azienda automobilistica. Era ancora un semplice meccanico ma già guardava lontano. Le officine Renault nacquero nel 1898, tre anni dopo il cinema, e non erano distanti dalle officine dei fratelli Lumière a Boulogne-Billancourt. Louis Renault capì da subito l’importanza del cinema per la pubblicizzazione delle sue vetture.  

 A quel tempo tutto era possibile, non c’era cosa che non potesse collimare con un'altra, era un’eterogeneità di scoperte e invenzioni che ribollivano tutte nella “pentola della Belle Époque”. Parigi poteva essere considerata il polo delle nuove tecnologie, una Silicon Valley di quel periodo, insieme agli Stati Uniti, in cui si sono concentrati i maggiori inventori e scienziati del periodo.  

 

 

 

Bibliografia

- Memorie di una pioniera del cinema. Alice Guy. M. Dall'Asta (a cura di). Cineteca di Bologna, 1 giugno 2008

- Alice Guy Blaché. Lost Visionary of the Cinema, Alison McMahan. Bloomsbury, Broadway, New York, 2002

- Silent Movies. The birth of film and the triumph of movie culture. From the Archives of Library of Congress. Peter Kobel. Little, Brown and Company, Hachette Book Group. New York, Novembre 2007

- Encyclopedia of Early Cinema, Richard Abel (a cura di). Routledge. Taylor & Francis Group, USA, 2005

- French Film Theory and Criticism. A History / Anthology. 1907 - 1939. Volume 1: 1907-1929. Richard Abel. Princeton University Press, New Jersey. 1988

 

The Women’s Film History Projectand Women and the Silent Screen. Kay Armatage. "Screen", Volume 49, Issue 4, 1 Dicembre 2008, pp. 462–467

Alice Guy: a life in motion, Michelle Millar. "French Cultural Studies", vol. 7, 21: pp. 229-245. , First Published Oct 1, 1996

Alice Guy Blaché and Gene Gauntier: Bringing New Perspectives to Film. Carol A. Hebron. in "The Bible in Motion: A Handbook of the Bible and Its Reception in Film" a cura di Rhonda Burnette-Bletsch. Ed. De Gruyter. Settembre 2016

- Imagining Sound in the Solax Films of Alice Guy Blaché: "Canned Harmony" (1912) and"Burstop Holmes' Murder Case" (1913), Barbara McBane. In "Film History", Vol. 18, No. 2, "Women and the Silent Screen", Indiana University Press, 2006.  pp. 185-195

 

Sitografia

Alice Guy. Biography

- Women Film Pioneers. Alice Guy Blaché

Alice Guy (1873 - 1968)

Hell Is For Hyphenates – January 2014

Alice Guy

- Be Natural. The Untold Story of Alice Guy-Blaché

Alice Guy Blaché

- Alice Guy Blaché, la pioniera del cinema

«Perché non raccontare una storia?» E Alice Guy-Blaché inventò il cinema