Rincorrendo il giovane Hitchcock

February 5, 2019

Un racconto sulla giovinezza di colui che è diventato il "Maestro della suspense", un grande protagonista che continua ancora oggi ad essere una delle figure più influenti della storia del cinema. 

 

Il ronzio di una mosca rompe il silenzio e l’atmosfera si rilassa, Alfred deposita un paio di zucchine all'interno di un cesto sgualcito e rabbrividisce. L’umidità della mattina si fa sentire e il vociare dei primi passanti attira l’attenzione del padre, diretto all'entrata della bottega. Il bambino rilassa le spalle, guarda la madre che gli sorride, gli passa un cesto colmo di spezie e tè Darjeeling proveniente dall'India. Lui sfiora la confezione metallica, ne accarezza la

superficie come se avesse fra le mani un cofanetto di gioielli, la studia. Sopra uno sfondo dorato è disegnata l’immagine di quello che sembra un imperatore indiano: seduto su un trono elegantemente decorato da gambe che assomigliano a foglie giganti e ricciolute.

Oltre il marciapiede un gruppo di  bambini si rincorre sollevando in aria enormi spazzole coperte di fuliggine. Schiamazzano, si prendono gioco di un vecchio ubriaco accasciato accanto a una bottiglia di Gin. Quando ridono i loro volti sembrano illuminarsi per il contrasto fra le  guance nere di fuliggine e i denti. Assieme ad Alfred, due passanti osservano la scena, la donna sbuffa di disapprovazione, ricorda al marito il caso del piccolo George Brewster, morto per soffocamento all'interno di un camino nel 1875. Da allora, il parlamento avrebbe dovuto prendere seri provvedimenti contro il lavoro di bambini-spazzacamino, ma non l’ha fatto.

Alfred espone, sopra al bancone, i cofanetti di tè in senso verticale; affiancati da spezie dorate che pizzicano il naso. Cerca il padre dall'altro lato della

bottega e lo vede intento a scrivere cifre, calcolare l’importo netto dell’ultima settimana di lavoro; malgrado il freddo ha la fronte sudata, il petto stretto in una giacca sgualcita ma distinta. A lavoro ultimato sorride, chiama il figlio e Alfred risponde, raggiunge l’uomo che gli allunga un foglio ripiegato e una busta da lettere gonfia di spiccioli e qualche banconota. Alfred prende la busta ed esce dalla bottega in direzione di un macellaio poco distante.
1906. Alfred, sette anni, corre via, scavalca le fogne a cielo aperto che si stagliano davanti alla bottega dei genitori e, prima di raggiungere il macellaio, si ferma davanti alla vetrina dell’agenzia Cook, quella all'angolo, soglia di mondi straordinari. Chi vi lavora non fa più caso al bambino paffuto incollato alle vetrine, sorride ma finge di non vedere quando una manciata di carte svolazzano oltre la porta d’entrata e poi rubate da mani ancora sporche di terra.

 

In fondo non c’è nulla di male a trafugare qualche depliant, un paio di carte, mappe geografiche.

Nei primi anni del 1800, infatti, la rivoluzione industriale contribuisce a cambiare la Gran Bretagna che si espande in tutto il mondo includendo l’India, gran parte dell’Africa e molti altri territori. In questo secolo la popolazione aumenta velocemente; cresce l’urbanizzazione e con essa le tensioni economiche e sociali.

Insomma, l’Inghilterra di allora è un impero, raggiunge ogni angolo del mondo e quelle carte, trafugate dal giovane Alfred, ne documentano il potere; decorano scuole e pub pullulanti d’operai gonfi di birra.

 

Alfred passeggia saltando su e giù dal marciapiede; riconosce, in fondo alla via, una ragazza di 15 o 16 anni: ha un trucco pesante sugli occhi, labbra rosso corallo e spalle addossate al muro retrostante. Lo guarda, sorride ma lui

arrossisce e abbassa lo sguardo. Ricorda le parole della madre, la commiserazione nei confronti di quelle “bambine costrette a lavorare per la strada” e la rabbia nei confronti degli uomini, quelli che approfittano della loro povertà. Immerso in questi pensieri Alfred infila una mano nella tasca della giacca e ritrova le cartine dell’agenzia Cook. Torna a casa e si sdraia in un letto rigido, stretto fra coperte che pizzicano. Studia le carte nel dettaglio, meglio del vangelo e dei testi di teologia; immagina e racconta a se stesso le avventure di eroi che solo lui conosce. Fra il bottino non mancano foto, gli orari dei mezzi di trasporto, colleziona libroni densi di linee che descrivono reti ferroviarie.

Forse è allora che Alfred comincia a disegnare.

La sera arriva presto e l’umidità scende fra i canali, l’aria diventa pesante ma il brulicare della folla non se ne preoccupa. William e Emma chiudono presto la bottega, si vestono a festa e, assieme ai tre figli, raggiungono il teatro per accaparrarsi i posti migliori.

 Il nome più rinnovato è quello di George Bernard Shaw: trasgressore (ma non troppo) dei tabù sociali dell’epoca, con storie come La professione della signora Warren e Cesare e Cleopatra. Oltre alle commedie di Shaw ci sono quelle a sfondo sociale, venate da aperte critiche alla ricca borghesia e queste, più delle prime, sono il terreno fertile dei genitori; assieme ai sensuali ​​spettacoli musicali. 

Le bambine della sua età sono toste, lavoratrici al servizio di case borghesi e ​​alcune più in gamba dei coetanei maschili; sicuramente più di lui che se ne distanzia, guardandole da lontano come se fossero già donne.

Alfred, figlio di genitori cattolici, cresce tra persone che lo mettono alla prova, che lo puniscono in prevenzione alla colpa. Appartiene a una famiglia eccentrica per la società di allora, nella quale il padre rappresenta un’autorità che mette alla prova e che punisce, anche ingiustamente, per condurre il figlio alla sottomissione.

È per questo che un giorno si ritrova in carcere mentre un poliziotto, amico del padre, lo attende oltre le sbarre. Ha uno sguardo severo e un biglietto ingiallito stretto fra le mani. Cosa sia scritto in quel foglio Alfred non può saperlo, e tanto meno può capire il senso di quella punizione priva di giustificazione. Tutto ciò che sente è freddo e paura, un senso di colpa che fa scattare in lui la rabbia per il genitore e la frustrazione di chi è costretto a pagare per un crimine che non ha commesso.

Ancora una volta cerca un modo per scappare e comincia a sognare, ripensa ai racconti, a quelle storie dove la giustizia trionfa a discapito dei malvagi.

I nomi del momento sono Charles Dickens, il cui romanzo Casa Desolata alimenta la sua immaginazione dopo quella terribile esperienza fra le sbarre. È un romanzo duro, schietto e sfiduciato nei confronti delle istituzioni pubbliche. Gli uomini di stato (giudici e poliziotti) sono rappresentati come personaggi meschini, avidi, non meno perfidi dei veri e propri criminali e non meno perfidi di quel poliziotto dallo sguardo severo, amico del padre.

Ogni giorno che trascorre in quella Londra di inizi '900 Alfred è certo di una cosa: fra gli uomini di potere e la malavita non sembrava esserci molta differenza. Nessuno può sapere da che parte sia il giusto e, malgrado il terrore, Alfred non può fare a meno d’interessarsi ai casi di cronaca nera. I veri protagonisti sono Charles Peace, famoso per aver stritolato diverse donne nell'impastatrice; Jack lo squartatore, il dottor Crippen e la storia macabra di Ed Gein: l’assassino di Plainfield, l’uomo che collezionava pezzi di cadavere per farne oggetti d’arredamento all'interno della propria, solitaria, abitazione.

Quando esce dal collegio iniziano gli anni più confusi della sua vita. Non ha idea di cosa farà in futuro ma ha una certezza. È per questa ragione che nei sette anni successivi tenta una varietà di strade diversissime fra loro: corsi di navigazione e applicazioni pratiche riguardanti elementi di elettricità, meccanica, disegno tecnico, lavorazione del ferro e uso del tornio.

Nel 1914, la morte del padre lo costringe a cercare lavoro. Lo trova all'interno di un’azienda che si occupa di elettricità, dove gli chiedono di progettare un manifesto pubblicitario sul tema dell’illuminazione nelle chiese; lo scopo, è quello di convincere la popolazione a spegnere le candele per convertirsi alla corrente elettrica.

 

 

Bibliografia

- Il cinema secondo Hitchcock (Francois Truffaut, 1993)

- La suspense cinematografica (Xavier Pérez, 2001)

- Hitchcock. Il laboratorio dei brividi (Italo Moscati, 2009)

- Hitchcock. L’incredibile storia di Psycho (Stephen Rebello, 2013)

- Alfred Hichcock. Maestri del cinema (Cahiers du Cinema, Bill Krohn, 2010)

- Sogno e realtà americana nel cinema di Hollywood (Franco La Polla, 2004)

 

Sitografia

- Biografie: Alfred Hitchcock

Alfred Hitchcock. La sua Biografia

Alfred Hitchcock

 

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