I curatori di sogni

January 15, 2019

Sleepcinemahotel è uno spazio temporaneo site-site - metà hotel e metà installazione - dove gli ospiti sognano ​​sotto un enorme schermo di proiezione. Che cos’è tutto questo, sperimentazione? Quando parlerò di questa esperienza racconterò come ho dormito e cosa ho sognato?

 

 

Quando si incomincia a fare qualcosa con il cinema subentra, spesso non cercato, il mondo dei sogni, l’inconscio. Come se la volontà di perdere il filo fosse alla base dell’esperienza visiva e venisse ricercata dall’occhio e dalla mente nell’esperienza visiva. E ci sono autori che non si oppongono a questo, che cercano un filo logico di eventi per trovare il miglior momento per interromperlo, giustapponendo scatole senza collegamenti fra loro che contengono ognuna un filo logico in perpetuo divenire. O c’è chi, nonostante un filo vero e proprio non l’abbia mai ricercato, mantiene un integrità morale legata al contraddittorio resoconto dell’animo umano, alla Jean Luc Godard per intenderci. Insomma che tu lo voglia o no il flusso inconscio si mette sempre di mezzo e non si può far finta di niente. Anche quando sei soltanto alla ricerca di un buon argomento per iniziare, per dare un vero esempio di quello che sarà il blog, il film, il libro che vuoi scrivere, dici: questo no, questo è stato detto, questo non c’entra niente...e poi come al solito ci pensano i sogni a risolvere tutto. Link dopo link, direttamente da Rotterdam via Sight & Sound arriva APICHATPONG. Che non ha nulla di diverso rispetto a tutti i suoi colleghi che stanno dietro la macchina da presa ma mette i suoi spettatori a letto prima che lo spettacolo cominci.

Dopodiché consiglia loro di addormentarsi a tratti di fronte alle immagini, mute e in bianco e nero, che ci sta proponendo. Nel venire a vedere la sua opera ti invita a dormire, cioè non solo a non guardare ma a perdere conoscenza, possibilmente più volte. Mentre gli spettatori dormono potrebbero sognare per poi riaprire gli occhi e ritrovarsi a letto di fronte a immagini che sfarfallano a notte fonda, di fronte ad uno schermo tondo come la Luna. Per essere più chiari il cinema dormitorio di  Apichatpong consiste in un semicerchio ascendente, tipo alveare, fatto di tanti letti. Di fronte la cavea di materassi lo schermo gigante, tondo come quello allegorico dei Pink Floyd. Che cos’è tutto questo, sperimentazione? Quando parlerò di questa esperienza racconterò come ho dormito e cosa ho sognato? L’articolo di cui parliamo è stato scritto da una persona che purtroppo non ha potuto fare bene l’esperimento in quanto non riusciva a districarsi dal problema di fondo: Se dormo di cosa scrivo? Ma se non dormo di cosa scrivo? Ha fatto insomma quello che ha potuto.

 

Forse, fra le poche soluzioni, mi viene in mente anche la prima che il cinema ha adottato per farsi apprezzare: la novità, la tecnologia che è quasi magia, un fascio di luce, un prodotto simile al sogno, la fantasmagoria. Che i Lumière abbiano avuto l’idea geniale di creare dal teatro un luogo e un tempo definiti per un tipo di riproduzione visiva è storia. Ma cosa esisteva prima dei Lumière esattamente? Durante le fiere delle feste comandate, ancora a fine ottocento, arrivavano in carrozze trainate dai cavalli le nuove forme di riproduzione visiva del movimento. Ottant'anni dopo la nascita della fotografia tutto quello che la scienza unita ancora a forze misteriose della natura produceva veniva mostrato per pochi centesimi in grosse camere oscure o dentro oculari, fino ad arrivare all’appuntamento dei Lumière. Apichatpong sembra proprio dire: “Entrate qui dentro e vedrete cosa succede”.

 

 

Nel suo tendone delle meraviglie si ricollettivizza, come la prima volta a fine Ottocento, l’esperienza non solo della visione ma anche quella del sonno, si uniscono come a casa propria, solo che questa esperienza è proprio cercata, cioè non vado a letto a vedere un film bensì vado al cinema a sonnecchiare. La novità, manco a dirlo, sono sempre le immagini in movimento. Signore e signori ecco a voi SLEEPCINEMAHOTEL, uno spazio temporaneo site-site - metà hotel e metà installazione - dove gli ospiti sognano ​​sotto un enorme schermo di proiezione. Così, esattamente con queste modalità, si presentava il cinema al mondo e nello stesso modo James Cameron, per citarne uno rappresentativo, ma anche un Lasseter ci hanno presentato un avatar di tutto questo.

 

Questo è cinema seminale, si spargerà o non si spargerà ma è un modo per rimettere tutto in discussione un’altra volta, per reinventare il cinema tutte le volte. Ma costruendo il cinema dalle sue basi, lo chiamiamo cinema giusto per per facilitare il discorso, non sempre si ottiene l’effetto sperato. L’effetto sperato quasi sempre non si conosce in anticipo, è sperato. Qualcosa funzionava meglio, qualcos’altro lasciava indifferenti. Così tutti i modi di dare un senso di sbalordimento attraverso le immagini si sono depositati sullo spettacolo dei Lumiere, il luogo chiuso ma esterno alla realtà, il luogo di condivisione dell’esperienza che amplifica l’effetto drammatico delle immagini che scorrono. E da lì infatti non s’è più mosso. E poi si è continuato, qualcosa ha funzionato e si è depositato: il sonoro, il colore. Qualcos’altro fa capolino di tanto in tanto: il 3D prima, il 3D full CGI più tardi e così via. Ad occhio e croce quindi il cinema reinventato di Apichatpong non dovrebbe avere seguito almeno nella forma da lui proposta. Ma quanto Netflix o TV a scorrimento continuo si vede ormai, sonnecchiando, per poi risvegliarci fra le quattro tende rosse di Twin Peaks. Niente possiamo dire invece sugli elementi presi singolarmente, il sonno, la veglia e le immagini in movimento. Continueranno ad essere ricombinati fra loro cambiando le dosi con risultati sempre diversi.

 

 

Ma perché parlare di tutto questo, ha forse a che fare con questo blog? In realtà sì, visto che non parleremo di film appena usciti se non raramente. Parleremo invece di effetti, di storie degli effetti, parleremo dell’effetto del cinema sullo spettatore come sul tecnico che la deve produrre. Parleremo dei processi come degni figli del ‘900: i processi che portano un attore a interpretare qualcun altro, i processi dello scenografo per invecchiare le superfici, i processi di un truccatore per risolvere i problemi fra luce e incarnato, i processi del DOP per dare un equilibrio a tutto il segnale. Per questo in fondo i sogni ci hanno aiutato a parlare in breve di tutto questo.

 

Condividi su Facebook
Condividi su Twitter
Please reload

Posts Recenti

April 18, 2019